Ci uniamo alla denuncia espressa dalle associazioni femministe e transfemministe di fronte all’approvazione da parte della Commissione di Giustizia, risalente a due giorni fa, della proposta Bongiorno relativa al ddl stupri. Nonostante la Camera avesse già dato il via libera in modo unanime, la destra, su spinta della Lega, ha modificato il disegno di legge sulla violenza sessuale eliminando ogni riferimento al consenso inteso come atto libero, esplicito e revocabile.
La cancellazione di questa parola non è una scelta neutra: è una scelta politica chiara.
Affermare, come fa la presidente Bongiorno, che il dissenso vada valutato “nel contesto” significa di fatto negare la centralità del consenso e scaricare la responsabilità su chi subisce violenza, invece che su chi la esercita; significa negare l’autodeterminazione della donna vittima di violenza.
Una riforma di questo tipo non fa che aggravare quanto già avviene nei tribunali, aumentando i processi di vittimizzazione secondaria e rendendo i procedimenti per stupro ancora più lunghi, faticosi e umilianti. Ancora una volta verrebbero messi sotto accusa i comportamenti delle vittime, e non quelli degli aggressori.
Chiedere a chi subisce violenza di dover dimostrare il proprio dissenso significa spostare sulle spalle delle donne la responsabilità dello stupro, cancellando anni di battaglie femministe e transfemministe. Questa riformulazione tutela i potenziali autori di violenza e rafforza il loro potere sui nostri corpi.
La retorica delle “false denunce” e delle presunte difficoltà interpretative è l’ennesima espressione di una cultura patriarcale che continua a negare la dimensione strutturale della violenza, mentre ostacola le politiche di prevenzione più efficaci, come l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole.
Questa proposta rappresenta un ulteriore segnale dell’arretratezza dell’Italia rispetto al diritto internazionale, che da anni va in tutt’altra direzione, riconoscendo il consenso come perno fondamentale nella definizione della violenza sessuale. Mettere il consenso al centro avrebbe fatto fare al nostro paese un grande passo avanti, nel rispetto della convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia nel 2013.